Alcune considerazioni sui fatti di Rosarno.
1. LE CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO che solo grazie alla lotta e alla ribellione degli immigrati sono venute alla luce a Rosarno non sono limitate a qualche zona del Sud Italia. Tali condizioni sono alla base di tutto l’agro-business mondiale e sono diffuse a scala planetaria – a cominciare dagli USA, in cui almeno il 45% dei lavoratori agricoli sono immigrati “illegali”, uomini, donne e bambini a partire dai 4-5 anni di età (v. ad es. Repubblica 3-11-2009, pag. 20). È innegabile che in tante parti del Meridione la malavita organizzata detenga il controllo della produzione e della raccolta dei prodotti agricoli. Ma, dietro e ben sopra le mafie, vi sono le grandi aziende, le multinazionali agro-alimentari e la grande finanza con esse intrecciata. Le mafie sono funzionali ai profitti di questi colossi del mercato italiano e mondiale, per conto dei quali operano di fatto come sub-appaltatori.
2. LA POLITICA RAZZISTA DEL GOVERNO, la legge Bossi-Fini, il “pacchetto sicurezza” non sono finalizzati a combattere la “clandestinità”, ma a rendere l’immigrazione “regolare” sempre più difficile e, quindi, a produrre “clandestinità”. Questa situazione è indispensabile alle aziende, italiane e non, che hanno bisogno di lavoratori sempre più ricattabili, con salari da fame e senza diritti, per incrementare i profitti e per tagliare progressivamente posti di lavoro, salari e diritti anche ai lavoratori immigrati “regolari” e ai lavoratori autoctoni. L’azione del governo punta perciò anche ad aizzare i lavoratori italiani contro quelli immigrati e a spingerli verso una guerra fratricida (di cui a Rosarno si è avuta una piccola anticipazione) che andrebbe unicamente a vantaggio dei profitti delle aziende.
3. Nel mondo, gli immigrati sono più di 200 milioni: UN ESSERE UMANO SU 30 È UN EMIGRANTE. Non solo. Il movimento migratorio è destinato ad intensificarsi, perché, se non interverrà un cambiamento profondo nei meccanismi economici mondiali, le cause che sono alla base dell’immigrazione sono destinate a estendersi: da un lato disoccupazione, fame, siccità, inquinamento, guerre; dall’altro, crescente necessità di manodopera a costo quasi zero. È quindi perfettamente inutile dire che “gli immigrati sono troppi”. Nessuna legge, nessun pattugliamento dei mari, nessuna muraglia ai confini potrà arrestare questo movimento – come dimostra, ad esempio, il Mexican Wall, il muro di 1000 km costruito dal governo USA lungo il confine con il Messico, che ogni anno almeno 500.000 emigranti attraversano, spesso trovandovi la morte. Il muro non serve a impedire che i messicani raggiungano gli USA, ma a garantire l’ingresso di lavoratori potenzialmente “disposti a tutto”, da impiegare come manodopera ultraflessibile nei campi, nelle fabbriche, nei servizi, nelle case, nei cantieri, grazie ai quali mantenere concorrenziali i prezzi delle merci e bassi i salari dei lavoratori, immigrati e non.
4. I LAVORATORI ITALIANI SPESSO VEDONO NEGLI IMMIGRATI DEI CONCORRENTI “AL RIBASSO” da cui difendersi per salvaguardare il posto di lavoro, il salario e l’accesso ai servizi. Una donna di Rosarno ha detto in tv: “Voglio sicurezza per me e per i miei figli”. Giusto. Ma la vera sicurezza i lavoratori non potranno mai ottenerla fino a quando altri lavoratori saranno costretti a vivere peggio delle bestie, perché le condizioni di insicurezza e sfruttamento, dal “basso”, si diffondono sempre verso “l’alto”. Una vera sicurezza dai licenziamenti, dalla disoccupazione e dalla paura di “non farcela più” a garantire un futuro dignitoso per sé e per i propri cari la si potrà conquistare solo rifiutando di farsi trascinare in qualsiasi guerra tra sfruttati e organizzandosi insieme per lottare contro i licenziamenti e i tagli salariali, contro lo smantellamento dei servizi sanitari, sociali e scolastici, contro la frammentazione e la precarizzazione del lavoro, contro le decisioni internazionali che provocano guerre e devastazioni ambientali, contro tutte le politiche che minacciano i diritti e la vita dei lavoratori, “regolari” o “irregolari” che siano.
I FATTI DI ROSARNO RIGUARDANO TUTTI I LAVORATORI.
La solidarietà nei confronti di altri lavoratori più sfruttati è anzitutto solidarietà verso se stessi. È la principale arma di difesa del proprio posto di lavoro, dei propri diritti e delle proprie condizioni di esistenza.
RSU SLC CGIL ROMA e LAZIO - 21/01/2009
